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Spring Thoughts – Notes from Quarantine – Anna Breslin

 

lonely girl sitting on window
Picture from http://absfreepic.com/free-photos/

 

“Every plant and tree does spring it its own way, in its own time. The Sun appoints a date, an equinox for spring and autumn, a solstice for summer and winter. But Earth’s life doesn’t follow the precision of the Sun.

Seasons flavor the year with their own particular tastes: sweet, sour, hot, savory. Spring is a little bit of each if you hold it inside and let it be. I think nature is happiest when it’s allowed to be fully herself and loves those who wish to share in her just as she is — wild even when tamed, free even when fenced in.

Like spring, we all break in our own ways. Little by little. Defenses. Fears. Love blooms in new shapes. What we no longer need gets washed away like sediment flowing down storm drains in a spring downpour.

We’ll all emerge from quarantine different than we were before. Maybe it will be subtle. Maybe it will be radical. Some of us have experienced personal losses — life, money, jobs, love. But we all share in that now. The personal is universal. Every loss will be felt, either in the heart or in the new shape of our countries and our world.

Rebirth happens in our present lives. Some scholars say this is what the Buddha meant by reincarnation, not coming back in another life. They say he used reincarnation as a teaching tool so that people couldn’t understand the value of being good for its own sake would be good in the present if they feared punishment in the future. I think that makes sense, but who knows what he really said? I don’t. I don’t even recall where I read this.

Whoever or whatever it was that created us, you have to wonder, was all this interiority an unintended consequence of life or part of the design?

In all these quiet moments, I hear my breath. Every breath has it’s own journey. From the nose, one side or the other. To the chest, maybe more one lung than the other. Some breaths go deep and fill the whole body. In this quiet, being this human creature is enough mystery for me. I don’t want to know the chemistry or biology of this shell I inhabit even if it is more important to understand than ever before.

Spring is all about rebirth and remembrance. I feel that more than any season, it’s the season of the soul. Over the long winter, I forget about cherry tree blossoms and what they and a little Neruda can do. Spring won’t linger much longer.

This spring is beyond the pane. Out of reach most of the day. A cherry tree blossomed not far from my window. It was beautiful. Then the wind came and covered the block with cherry blossom confetti, and it was beautiful too. Soon it will be merely a green-leafed tree. But that’s okay. I know what it was when it bloomed, and I’ll hold it in my heart. By winter, I’ll forget, and it will be all new once again next spring.

Spring and humans are so much alike. We share fragility. Our blossoms get scattered in the wind, and yet we remain rooted here on Earth.”

 

Anna Breslin

 

Anna Breslin

Writer. One of those GenXers no one complains about. Find her  http://annabreslin.com, or on Twitter – @WriterAnnaB

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Questo Odore Marino – Una poesia di Giorgio Caproni

Image from https://loucosporpraia.com.br

Questo odore marino
che mi rammenta tanto
i tuoi capelli, al primo
chiareggiato mattino.

Negli occhi ho il sole fresco
del primo mattino. Il sale
del mare…

Insieme,
come fumo d’un vino,
ci inebriava, questo
odore marino.

Sul petto ho ancora il sale
d’ostrica del primo mattino.

Giorgio Caproni

 

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Le piccole cose che amo di te – Stefano Benni

benni_stefano
Le piccole cose che amo di te
quel tuo sorriso un po’ lontano
il gesto lento della mano
con cui mi carezzi i capelli
e dici: vorrei averli anch’io così belli
e io dico: caro sei un po’ matto
e a letto
svegliarsi col tuo respiro vicino
e sul comodino
il giornale della sera
la tua caffettiera
che canta, in cucina
l’odore di pipa che fumi la mattina
il tuo profumo un po’ blasé
il tuo buffo gilet
le piccole cose che amo di te
Quel tuo sorriso strano
il gesto continuo della mano
con cui mi tocchi i capelli
e ripeti: vorrei averli anch’io così belli
e io dico: caro me l’hai già detto
e a letto
stare sveglia sentendo il tuo respiro
un po’ affannato
e sul comodino il bicarbonato
la tua caffettiera che sibila in cucina
l’odore di pipa anche la mattina
il tuo profumo un po’ demodé
le piccole cose che amo di te
Quel tuo sorriso beota
la mania idiota
di tirarmi i capelli
e dici: vorrei averli anchío così belli
e ti dico: cretino,
comprati un parrucchino!
e a letto stare sveglia a sentirti russare
e sul comodino
un tuo calzino
e la tua caffettiera che è esplosa finalmente, in cucina!
la pipa che impesta fin dalla mattina
il tuo profumo di scimpanzé
quell’orrendo gilet
le piccole cose che amo di te.
Stefano Benni
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Insegnerò a mia figlia ad essere se stessa

image from Pinterest

 

Insegnerò a mia figlia ad essere se stessa.

A ricordarle di sorridere anche quando non è facile.
Le insegnerò che l’amore non è come lo raccontano le favole, ma la spronerò a conoscerlo. A viverlo.
Le dirò che il tempo non cancella niente, ma che aiuta a stare meglio.
A ritrovarsi. Le insegnerò ad amare se stessa e poi gli altri.
A non accontentarsi di chiunque. Le insegnerò ad asciugarsi le lacrime dopo ogni pianto.
Le insegnerò che non sono sempre gli altri a deludere, a volte sarà anche lei a farlo.
Le insegnerò a vivere di pancia e secondo le sue emozioni.
Le insegnerò che spesso, il bene non riceve altrettanto bene.
Ma non le dirò di smettere di donarlo. Le insegnerò a camminare a piedi nudi sull’erba bagnata, a sentirsi libera ma padrona del suo cammino.
Le insegnerò ad entrare in punta di piedi nelle vite altrui.
Le insegnerò ad andare avanti anche con il mondo contro.
Le insegnerò che non sempre è tutto come sembra, ma che ogni cosa va vissuta prima di giudicarla, affinché possa riconoscere il bene ed il male.
Ci sono cose che mi auguro viva, ed altre che si limiti a conoscerle.
Le insegnerò a credere che, se qualcosa la vuole davvero, questa è facile che si avveri.
Le insegnerò a non arrendersi, a prendersi in braccio e portarsi in salvo perché, ahimè, spesso sarà da sola a doverlo fare.
Le insegnerò in fine, che le cicatrici hanno una storia e che ad ogni modo saranno una vittoria.

Mariarca Cacace 

 

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Amor: tudo ou nada

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Desculpa, mas não entendo. Eu quero tudo e mais ainda.

Amor tem que encher o coração, a casa, a alma. Pouco ou metades nunca me completaram.

Clarice Lispector

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Recado ao Zé Mané

Mensagem de Harley Wanzeller

“Recado ao Zé Mané”. Dirigido aos “isentões politicamente corretos” de nosso Brasil….”

by Harley Wanzeller

 

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El mar – Eduardo Galeano

El Mar

Diego no conocía la mar. El padre, Santiago Kovadloff, lo llevó a descubrirla.
Viajaron al sur.
Ella, la mar, estaba más allá de los altos médanos, esperando.
Cuando el niño y su padre alcanzaron por fin aquellas cumbres de arena,
después de mucho caminar, la mar estalló ante sus ojos. Y fue tanta la inmensidad de la mar,
y tanto su fulgor, que el niño quedó mudo de hermosura.
Y cuando por fin consiguió hablar, temblando, tartamudeando, pidió a su padre:
—¡Ayúdame a mirar!

 

Maravilhoso texto de Eduardo Galeano – jornalista e escritor uruguaio. É autor de mais de quarenta livros, que já foram traduzidos em diversos idiomas. Suas obras transcendem gêneros ortodoxos, combinando ficção, jornalismo, análise política e História.

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“Buio” – poesia di Daniele Rizzo

 

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Seguimi nei sogni,
costruendo con me castelli di sabbia che non potrò mai toccare,
perché se no ti perdo,
e tutto sparisce.

Il sole si trasforma in buio,
ed il buio è tetro.
E tu lo sai che ho paura del buio,
come ho paura di quando spegni la luce prima di fare l’amore,
o come quando chiudi gli occhi prima di baciarmi.

Vero, è diverso, ma è sempre buio,
e tu sai anche che oltre al buio, ho paura quando mi addormento e non mi sei vicina,
quando il suono della tua voce non mi scrive una canzone armoniosa,
o quando i tuoi occhi, non mi illuminano la giornata, ed il tuo sorriso,
non è lì a strapparmi fuori la felicità.

Ho paura del buio, ma ho anche paura di te,
perché per me, sei troppo ben fatta ed elegante,
perché per me, sei troppo intelligente e brillante,
perché sei semplicemente troppo, per me.

Ma nonostante tutto, sei ancora qui,
a tenermi le mani,
ad accarezzare la mia barba o il mio mento,
e ad appoggiare le tue labbra sulle mie.

Mi dici sempre che non devo preoccuparmi,
che possiamo andare lontano, insieme,
che possiamo fare o costruire tutto quello che vogliamo,
che possiamo essere i nostri supereroi privati.

Io voglio crederti,
quindi, per favore, continua a spegnere la luce prima di fare l’amore,
e continua a chiudere gli occhi prima di baciarmi,
ma insegnami anche a non avere più paura del buio,
o di te.

Daniele Rizzo

 

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Duas vezes Monogâmico (Drummond não foi Vinicius de Moraes)

Texto de Fabricio Carpinejar

 

Coitados dos homens que não conseguem se separar, e se casam e se casam com os casos para caçar loucamente o amor de qualquer jeito. Qualquer jeito não é amor.
– Fabricio Carpinejar –

Há homens infiéis que são mais monogâmicos do que os fiéis. Antes que alguém me acuse de disparate, explico.
Lembro de Drummond que durante trinta e seis anos teve uma mesma amante, Lygia Fernandes, não interrompendo seu casamento de meio século com Dolores.

Ele entrava na residência de sua namorada em Ipanema como um marido regrado. Sempre de tarde, após o serviço no Ministério da Educação. E voltava de noite para seu apartamento em Copacabana, poucas quadras dali, com igual severidade, aos braços de sua mulher. Sofro com sua hesitação – curta no tempo, longa no espírito – diante das chaves em seu molho no momento de abrir a porta.

Não bastava uma casa, ele ajudava duas. Duplamente monogâmico. Fazia o tipo conservador. Nenhuma das duas mulheres o poderiam trair. Mas não julgava traição estar entre as duas.

Não fugia de um casamento por uma aventura, fugia de um casamento para outro casamento. Deixava uma estabilidade para uma outra estabilidade. Deixava os problemas de um lar para os problemas do outro. As contas de um pelo outro. As preocupações de um pelo outro.

Nossa… Não posso classificá-lo de amante, mas de doido pelo matrimônio, incapaz da infidelidade que deveria ser provisória.
Ele não aspirava ao sexo casual, ao prazer momentâneo, à euforia inconseqüente, buscava o compromisso. Qualquer rua o levaria ao cartório. Ele não se apaixonava de cara, ele amava de cara, sem curso preparatório para noivos.

Não percebia que quando a amante passava a recebê-lo em casa, ele já era da família. A comodidade o embaraçava.

Não o vejo dotado da indiferença, preparado emocionalmente a não atender o telefonema e enterrar as suspeitas. As suspeitas o enterravam.
Suscetível às ameaças, ao charme da carência, à inteligência da culpa. As mulheres transformadas em filhas, em que ele tenta igualar a criação e a distribuição de mimos.

Ao toque de um interurbano secreto, saía correndo. Tinha emergências de um cardiologista (e era enorme o risco de morrer de coração). Ele apegava-se, enraizava-se, moldava-se e não largava mais. Ele nunca escolhia, acumulava.
Conheço homens que são tão apaixonados pelo casamento que mantém duas ou três histórias duradouras. E a duplicidade só será descoberta no velório, quando é perigoso apontar qual é a verdadeira viúva. Todas choram com ímpeto espartano, e acariciam as alças com os caprichos de uma aliança.
Eles não estão procurando encontrar algo que falta no casamento, e sim repetir o que encontraram. O lado bom e o ruim. Não duvido que o lado ruim mais do que o bom. Talvez se sintam tão ameaçados pela desvalia, carentes, que multiplicam suas estradas e criam cadernetas de poupança para evitar uma das falências.

Se um casamento é complicado, pesaroso entender o esforço de sustentar dois ao mesmo tempo. Ele trocará lâmpadas em duas casas, matará baratas em duas casas, pagará duas vezes IPTU, abrirá os potes de pepino em duas casas, trocará a resistência do chuveiro em duas casas?
É muita valentia. Ou burrice.

Reclamar que não há nada na geladeira eternamente e freqüentar o mercado mais vezes do que um caixa. Será que um cachorro o esperava em cada área de serviço com lambidas no rosto?
Como não se confundir no sono, não soltar um nome fora de hora? Não embaraçar o que foi vivido num bairro do que foi vivido noutro? Não denunciar que não conhece um restaurante quando o garçom se aproxima com indisfarçável ironia? Não se tornar paranóico com seus conhecidos, querendo eliminar as suspeitas?

A memória tem que ser prodigiosa, para decorar as datas de aniversários das mulheres. Não me refiro a um dia, que seria fácil, porém o imenso e repetido calendário que envolve os cuidados amorosos. O dia do primeiro encontro, o dia do primeiro beijo, o dia da primeira transa, o dia de morar junto. Eu já fiquei cansado ao simular. Na hipótese dele se esquecer de alguma delas, estar pronto para discutir o relacionamento. Imagina brigar em duas casas? Largar uma discussão para começar a seguinte, com motivos e ciúme parecidos. Passar a vida se explicando, em crise, e se explicando sem ter razão.

Coitados dos homens que não conseguem se separar, e se casam e se casam com os casos para caçar loucamente o amor de qualquer jeito. Qualquer jeito não é amor.

Fabrício Carpinejar

OBS: Pra quem não entendeu o título entre parentêses eu explico. Isso é uma crítica aos versos do soneto de Vincius de Moraes: “mas que seja infinito enquanto dure”.

via http://poetriz.wordpress.com/